San Carpoforo o… San Sporoforo?

E’ da parecchio tempo che, nel mio girovagare da internauta,  mi imbatto in forum micologici in cui si esaltano i benefici ottenuti dai raccoglitori di funghi dopo “abbondanti” preghiere a San Carpoforo(1) che mi risulta essere stato “eletto”, a decorrere dal 2001, Patrono dei raccoglitori e degli studiosi dei funghi(2).

Incuriosito da tanto successo tra i “micofagi”, ho deciso di approfondirne  i  motivi sospettando che alla base di quella importante “elezione” ci potesse essere un equivoco clamoroso basato sul termine “carpoforo” – derivante dal greco “Karpòs” che indica frutto e “fero” che indica portare – che da tempo immemore viene usato, impropriamente, nel significato di “fungo”.

Da diverse ricerche effettuate in testi specialistici e  nei siti più disparati di internet, purtroppo, non sono riuscito a conoscere né le cause, né la paternità, né la data di nascita di quel termine improprio; ritengo però utile precisare che, nel 1998, in un corso per micologi tenuto presso l’Istituto di Roma Vittorino da Feltre, il mio compianto professore, Amleto Cherubini, “bacchettava” ogni  allievo che si fosse azzardato ad usare il termine “carpoforo” anziché il corretto termine “sporoforo” per indicare il “fungo”.

Le ragioni addotte da Amleto erano ineccepibili:  carpoforo significa portatore di frutti mentre il termine fungo indica – ricorrendo al lessico proprio, ma non esclusivo, al regno vegetale -  il “frutto” della “pianta micelio fungino” o tallo. Il “frutto” non può essere un…portatore di “frutti”!  può solo essere portatore di “semi”! e quindi il corretto termine scientifico per indicare il fungo non può che essere “sporoforo” (spora dal greco sporà = seme). Il ragionamento non faceva una piega. Come era, dunque, possibile una cantonata così clamorosa? Nominare, cioè, San Carpoforo Patrono dei raccoglitori e degli studiosi dei funghi sulla base di una… falsa omonimia…: carpoforo=fungo!!!.

Eppure, alla “Micologia” è riconosciuto il rango di “Scienza” ed è frequentata da Professoroni con anni di studi alle spalle nel campo delle Scienze naturali, della Biologia, della Micologia. Qualcuno dirà che si tratta di una cosa di poco conto… a cui non è stata data alcuna attenzione. Va bene. Ma mistificare, approfittando della credulità popolare, ed arrivare ad eleggere un Santo Patrono…! E’ come se avessero eletto S. Eustachio a protettore del… “pistacchio” (scherzo, ma almeno in questo caso c’è…”assonanza”. Tra carpoforo e fungo non c’è… niente !).

Ma come si è arrivati a tanto?

Consultando alcuni testi di Micologia vengo a conoscenza della rivista “Micologia Italiana”, organo ufficiale dell’”Unione Micologica Italiana”; nel numero 1 di aprile 2000, Anno XXIX,  mi soffermo su un interessante articolo dal titolo: “Tra storia e leggenda, il Santo Patrono dei Micologi”. L’autore, il micologo Prof. Gilberto Govi, fondatore della suddetta rivista, rapito probabilmente da esaltazione “mistico-micologica”, nella spasmodica ricerca di motivi di consacrazione, premette di ritenere essenziale “provare ad individuare la pertinenza di San Carpoforo con la micologia ed i funghi” giungendo ad affermare qualcosa di veramente incomprensibile, pur partendo da una premessa corretta:

“Il nome carpoforo deriva dal greco karpòs che indica frutto, ricettacolo fiorale che sorregge il frutto e fero che indica portare. Cioè portatore di frutto, di fertilità, fruttuoso, fruttificante. Si può interpretare anche in senso filosofico: portatore dei frutti della spiritualità, della fede, della speranza. Insomma portatore di risultati positivi delle attese della vita sia vegetale sia animale”.

Aggiunge: “I micologi sanno che la parte del fungo che emerge dal terreno e che noi raccogliamo si chiama carpoforo, cioè la parte fertile mentre quella sterile è il micelio che vive sotto terra per parecchi anni e che si rinnova ogni anno fruttificando e dando origine ai carpofori (funghi) che raccogliamo nei boschi”.

Ne deriva, pertanto, che: ”Dalla considerazione di questa coincidenza del nome di un Santo con quello generico di un fungo potrebbe discendere in concetto di individuare nell’omonimia il rispetto e la considerazione di voler elevare S. Carpoforo a protettore dei micologi, dei raccoglitori di funghi. Chi l’avrebbe detto che anche gli antichi micologi e botanici avevano un Santo protettore in Paradiso! Si parla tanto di Santi in Paradiso. Ebbene anche i micologi almeno uno ce l’hanno”.

Conclude: “Mi auguro che San Carpoforo non sorrida troppo per le azzardate parole e le personali interpretazioni che ho espresso in questo scritto. Ma dove scarseggiano i fatti, supplisce e spesso felicemente – la fantasia, per non dire la devozione. Sarò grato a chi potrà fornirmi, ad integrazione ed a complemento di queste umili note – ulteriori notizie provenienti da documenti certi”.

In uno scritto successivo, pubblicato nella stessa rivista quattro mesi dopo, cioè ad agosto 2000, (anno XXIX – n.2),  il succitato Professor Govi ci fornisce la “chicca” che avvalora, a suo dire, tutte le precedenti argomentazioni: “Qui aggiungiamo qualche ulteriore notizia unitamente ad una sua raffigurazione che è stata ricavata da una ricostruzione storica. L’icona rappresenta S. Carpoforo come un soldato romano… Ai piedi l’esecutore dell’opera ha voluto rappresentare un paio di funghi che sono facilmente individuabili con un gruppo di Tricolomi e, più a destra, con un isolato Coprino chiomato. E così propongo di eleggere S. Carpoforo patrono dei micologi, non solo italiani ma anche Stranieri”…  “Spero, come ho scritto nel precedente numero della rivista, di ottenere notizie più dettagliate di questo nostro celeste protettore”.

Dall’anno 2001 in poi, il termine carpoforo, sull’onda di cotanto riconoscimento, ha continuato ad essere diffusamente usato anche se, in verità, non sono mancate eccezioni in testi universitari di indubbia valenza culturale e scientifica (tra i quali A. Rambelli, M. Pasqualetti –  Nuovi Fondamenti di Micologia, Prima edizione Nov. 1996) ed in siti internet affidabili (tra i quali  Enciclopedia on-line Treccani; Glossario micologico A.M.I.N.T.); ultimamente, è sempre più frequente il corretto uso del termine “sporoforo” – e, più raramente, del sinonimo “sporocarpo”(3) – di cui mi auguro una sempre maggiore diffusione in luogo di un termine errato di cui troppo si è abusato in ogni ambito scientifico compresi quelli di livello divulgativo che non significa affatto “livello superficiale”.  

Mentre scrivevo questa umile nota, mi è parso di scorgere, a braccetto, su di una nuvoletta passeggera, San Carpoforo e il compianto Professor Govi benevolmente sorridenti.

Buona fortuna “SPOROFORO”! Che San Carpoforo ti assista ugualmente dall’alto e ti renda clemente con i fungaroli distratti e con gli impenitenti studiosi di micologia.

                                                                                                       Renato Fortunati

(1) secondo un’antica tradizione Carpoforo era un soldato romano, di scorta all’imperatore Diocleziano (284-305), che venne martirizzato ad Albano, lungo la Via Appia, insieme ad altri tre soldati romani – Vittorino, Severiano e Secondo –  per essersi rifiutato, in  quanto convertitosi al cristianesimo, di venerare la statua di Esculapio, dio pagano della medicina. Le sue spoglie si “troverebbero” nella Chiesa romana dei Santi Quattro Coronati – secondo la tradizione, gli  scalpellini Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castori, giustiziati dai romani in Pannonia per essersi rifiutati di realizzare la statua del dio Esculapio –.

(2) in occasione delle VIII Giornate Micologiche della CEMM, Confederazione Europea di Micologia Mediterranea, Organismo internazionale che si occupa di studi micologici in ambito europeo fondato da Associazioni italiane, francesi e spagnole.

(3) in  alcuni testi, alludendo alle due principali divisioni del regno funghi, si ricorre anche a termini che richiamano il tipo di imenio della specie fungina considerata: basidiocarpo o basidioma in caso di imenio  a basidi; ascocarpo o ascoma in caso di imenio ad aschi.

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One Response to San Carpoforo o… San Sporoforo?

  1. ENRICO BIZIO on 3 maggio 2015 at 10:14

    Sullo stesso argomento vedasi anche il contributo di Alfredo Riva su "I funghi dove … quando" – anno 8 – n. 77 – sett-ott. 2001, p. 40-42

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