La zona forestale del litorale romano

 Da un punto di vista naturalistico la parte più interessante del Parco del Litorale è rappresentato dai residui della foresta che occupava quasi tutto il territorio del Lazio primitivo. Per Lazio gli antichi intendevano il territorio compreso tra  Ardea, i Colli Albani (Albalonga), Roma, la sinistra del Tevere fino ad Ostia ed il mare.

Simili residui sono sparsi su una superficie complessiva che, con i 1000 ha di Capocotta, i 6000 ha di Castelporziano ed i 1000 ha di Castelfusano, raggiunge circa 8000 ha. La planimetria della zona ripete quella tipica della campagna romana presentando un rilievo moderatamente accidentato con collinette che divengono sempre più elevate man mano che ci si allontana dal mare fino a toccare punte attorno agli 80 metri.

 L’idrografia è rappresentata da fossi che si formano all’interno del territorio (fosso del Tellinaro, della Santola, del Figurone) che sfociano nel Mar Tirreno. Altri tre fossi, fosso Camilletto. Fosso del Pozzo di Napoliello e fosso del Confine convergono nella parte terminale del Canale di allacciamento del Pantanello (Canale di Palocco)  che convoglia le acque di bonifica dei comprensori vicini (Ostia, Casalpalocco, Acilia, ecc.) nel mare in località Focetta. Altri canali di bonifica attraversano il territorio: fra di essi è importante il vecchio Canale dello Stagno, oggi Canale dei Pescatori. Altri fossi minori riversano le loro acque nel fosso di Malafede che si forma all’esterno del territorio. Tutto il comprensorio, ma specialmente la parte più meridionale, è costellato di piccole zone acquitrinose, dette “piscine”, che formano raccolte d’acqua persistenti e che costituiscono ottimi abbeveratoi per le numerose specie di animali selvatici presenti.

In questo territorio, date le caratteristiche altitudinali e geografiche, ci si aspetterebbe di trovare una vegetazione essenzialmente di tipo  mediterraneo. Invece la presenza di acqua, nelle forme sopra descritte, abbastanza omogeneamente distribuita in tutto il territorio, rappresenta il motivo principale della persistenza di una rigogliosa vegetazione forestale di tipo planiziale, residuo dell’ultima glaciazione.

Tutto ciò rende il comprensorio particolarmente ricco di essenze vegetali, essendo il punto di incontro di due tipi di vegetazione: uno xerofilo e l’altro tipico di zone più fresche e più umide, residuo del periodo quaternario.

Le due vegetazioni a volte si presentano allo stato puro, a volte si intersecano fra loro. E, precisamente, la prima, penetrando a ridosso della barriera delle dune risale verso l’interno riuscendo a mescolarsi alle piante della seconda fascia e, a volte, soprattutto in zone scarse di umidità, a sostituirsi ad essa (Castelfusano). Le piante della seconda fascia, procedendo dall’interno e mescolandosi subito a quella della prima, non riescono a raggiungere località troppo vicine al mare. Avviene così che, all’interno, si possono incontrare esemplari di Quercus cerris L., Quercus frainetto Ten., Carpinus orientalis Miller misti a Quercus ilex L. e Quercus suber L. ed  ibridi, a volte enormi e plurisecolari, di  Quercus cerris  x  suber o Quercus pseudosuber Santi, che sono fra le principali attrazioni del Parco del Litorale Romano.

Comunque, procedendo dal mare verso l’interno, si incontra subito una fascia di dune, la cui prima barriera è costituita da sabbie semimobili trattenute dalle lunghe e intricate radici di piante graminacee, quali Ammophila arenaria (L.) Link p.p. (Sparto), Agropyron junceum (L.) Beauv. (Gramigna delle spiagge), ecc., di leguminose, quali Medicago marina L. (Erba medica marina), Ononis variegata L. (ononide screziata), Ononis diffusa Ten. (Ononide diffusa), ecc., di composite Anthemis marittima L. (Camomilla i mare), di convolvulacee, come Calystegia soldanella (L.) R. Br. (Vilucchio marino), di rubiacee Crucianella marittima L. (Crucianella marittima), di ombrellifere alofite,  quali Eryngium maritimum L. (Calcatreppola marittima), Crithmum maritimum L. (Finocchio di mare), Echinophora spinosa L. (Finocchio litorale spinoso), di amarillidacee Pancratium maritimum L. (Giglio marino), di crucifere Cakile marittima Scop. (Ruchetta di mare), di paperacee, come Cyperum kalli (Forsskål) Murb. (Zigolo delle spiagge), ecc.

È interessante notare la presenza di decine di specie di funghi della duna che affondano i loro miceli nella sabbia e fuoriescono da essa con i loro ricettacoli portati da gambi o sostegni lunghi anche qualche  decina di centimetri. Funghi quasi sempre scomparsi altrove, insieme alle piante, per via del processo di balnealizzazione. Citiamo, fra essi: Gyrophragmium dunalii (Fr.) Zeller, (Falso agarico della duna), non commestibile; Agaricus menieri Bon, (Prataiolo della sabbia), velenoso; Stropharia halophila Pacioni, (Strofaria alofila, non commestibile; Psathyrella ammophila (Dur. et Lév.) Orton, (Satirella della sabbia), non commestibile; Hebeloma dunense Corbièr et Heim, (Ebeloma della duna), non commestibile; Hygrocybe conicoides (Orton) Orton et Watling, (Falso igroforo conico), non commestibile; Pisolithus arhizus (Tartufo boemico), commestibile da giovane; Astraeus hygrometricus, (Stella di terra, Fungo barometro), non commestibile; Tulostoma melanocyclum Bres. in Petri, (Tulostoma a colletto nero), non commestibile; Lepiota brunneolilacea Bon & Boiffard, (Lepiota lilacina scura), velenoso mortale; Clitocybe leucodiatreta Bon, (Clitocibe bianco-tornita), non commestibile;  Inocybe halophila Heim, (Inocibe alofila), non commestibile; Inocybe heimii (Inocibe di Heim), non commestibile; Inocybe rufuloides Bon, (Inocibe somigliante alla Inocibe rossiccia), non commestibile; Xerula mediterranea (Pacioni & Lalli) Quadraccia, (Collibia mediterranea), non commestibile; Hygrocybe persistens (Britz.) Singer, (Igrocibe persistente), non commestibile; Geopora arenosa (Lév.) Kers, (Geopora della sabbia), non commestibile; Hydnocystis piligera Tul., (Tartufo cavo odoro), senza valore.

La seconda barriera, molto più consistente, è costituita già dalle principali specie della macchia mediterranea che, prostrate dai venti marini, seguono l’andamento sinusoide della duna.

Queste piante, tipiche dell’area delle sclerofille sempreverdi, costituiscono una barriera per i sali marini portati dal vento e con la loro posizione inclinata costringono il vento salso ad elevarsi ed a disperdersi nell’aria, invece di impattare e danneggiare le più sensibile piante dell’entroterra.

Dietro di esse le piante arbustive si ergono fino a formare un vero e proprio bosco mentre le piante erbacee e i suffrutici scompaiono o si adattano a vivere nel sottobosco, ritagliandosi spazi nelle zone più luminose. Dove la duna è stata distrutta si assiste al progressivo degrado ed alla successiva scomparsa del bosco.

Le principali specie riscontrate sono quelle tipiche della flora mediterranea: Pinus pinaster Aiton, (Pino marittimo), Quercus ilex L., (Leccio); Phillyrea angustifolia L., (Olivella); Juniperus oxycedrus L. subsp. macrocarpa (S. et S.) Ball, (Ginepro coccolone); Juniperus phoenicea L., (Ginepro fenicio); Pinus pinaster  Aiton, (Pino marittimo); Pistacia lentiscus L., (Lentisco); Arbutus unedo L., (Corbezzolo); Erica arborea L., (Erica da pipe);  Erica multiflora L., (Erica mediterranea); Rhamnus alaternus L., (Legno puzzo); Rubia peregrina L., (Attaccamani mediterranea); Cistus salvifolius L., (Cisto bianco); Cistus incanus L., (Cisto rosso); Rosmarinus officinalis L., (Rosmarino); Asparagus aphyllus L., (Asparago marino); ecc. I cespugli sono spesso contorti e resi impenetrabili per l’uomo da Smilax aspera L., (Stracciabrache, Salsapariglia); liana pungente dalle foglie cuiose e spinose e dalle bacche rosse simili al ribes.

La sughera, Quercus suber, fa la sua comparsa normalmente più in profondità e, come il leccio, forma boschi più o meno puri, oppure le due essenze si mescolano, come già detto, alle specie a foglie caduche; in questo caso si possono incontrare esemplari veramente giganteschi di ibridi fra Quercus suber e Quercus cerris, chiamati Cerro-sugheri (Quercus cerris x suber), che sono fra le principali attrazioni del Comprensorio.

 Dietro la macchia ed il bosco mediterraneo, soprattutto nelle zone umide, comincia il regno delle querce a foglia caduca, quali Quercus pubescens (Roverella), Quercus frainetto (Farnetto), Quercus cerris (Cerro), Quercus peduncolata (Farnia). Queste specie formano per lo più boschi misti e, soprattutto le ultime due, raggiungono dimensioni spettacolari, essendo tra le specie più grandi della flora europea. Nei boschi misti, oltre alle querce, si possono incontrare esemplari di Acer campestris (Acero campestre), Fraxinus ornus (Avorniello), Carpinus orientalis (Carpinella), spesso in formazioni pure. Ne mancano le specie tipicamente igrofile, quali Fraxinus excelsior (Frassino), Populus alba (Pioppo bianco), Populus nigra (Pioppo nero), Populus tremula (Pioppo tremulo), Laurus nobilis (Lauro), ecc.  Si incontrano anche cespugli di Crataegus oxyacantha (Biancospino), Prunus spinosa (Prugnolo), Euonimus europaeus (Berretta da prete).

 Oltre alle piante spontanee si incontrano essenze introdotte dall’uomo. È il caso di Pinus pinea L (Pino da pinoli o Pino romano), presente già al tempo dei Romani e reintrodotto nel XVII secolo dalla famiglia dei principi Sacchetti, allora proprietari della Tenuta di Castel Fusano. L’opera di impianto verrà poi proseguita nel XIX secolo dai principi Chigi. Successive piantagioni sono state effettuate nel XX secolo durante le varie fasi dei lavori di bonifica. Nel 1933 la pineta venne acquistata dal Comune di Roma che la vincolò come area di interesse ambientale e paesaggistico, vietando ogni genere di costruzione. Il 26/6/1980 la Regione Lazio ha istituito il Parco di Castel Fusano che, col decreto del Ministero dell’Ambiente del 29/3/1996, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2/3/1996, che crea la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, è stato annesso a tale Riserva.

 Notevoli e di grande valore naturalistico sono le specie di funghi rinvenibili in questi ultimi ambienti del territorio. Si possono considerare alcune migliaia le specie di macrofunghi presenti: esse sono rappresentative di quasi tutto ciò che la micologia europea e mediterranea può offrire in proposito. Dalle specie xerofile delle dune a quelle termofile rinvenibili nella macchia mediterranea ed assenti nel centro-nord dell’Europa, alle specie delle zone più fresche ed umide, tipicamente nord-europee.

Gianfranco Sperati

 

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