Convegno estivo a Vigo di Fassa

Per la prima volta – essendo per me il ruolo di micologo partecipante al Convegno sulla micoflora alpina organizzato annualmente dall’Associazione una novità assoluta – mi accingo a predisporre un resoconto in chiave micologica di quella settimana.

Prima di iniziare, mi sia consentito rivolgere alcune parole di ringraziamento. Comincio da tutti gli amici che hanno partecipato al Convegno e da coloro che si sono adoperati perché il nostro soggiorno fosse il più piacevole possibile ossia gli organizzatori di questa iniziativa. Un pensiero di sincera gratitudine credo vada rivolto anche alla famiglia Ciocchetti e al personale dell’Hotel Crescenzia di Vigo di Fassa, che ha fatto di tutto – con squisito senso dell’ospitalità – per assecondare le nostre esigenze, a mio avviso ben oltre il consueto rapporto tra albergatore e clientela.

Esprimo gratitudine per la collaborazione e la amabile accoglienza anche a Elsa Danzi, esperta micologa del Gruppo di Predazzo (TN) e agli altri membri del suo gruppo che hanno coinvolto una rappresentanza di Nuova Micologia in una suggestiva escursione guidata nella Riserva di Paneveggio, conclusasi con tanti funghi sul tavolo e un po’ di pioggia. Alcune delle specie esposte nella mostra a Vigo provengono da lì e sono state identificate grazie alla competenza di Elsa.

Infine, un formale ringraziamento va rivolto all’Amministrazione della Comunità General de Fascia (l’Ente che “consorzia” tutti i comuni della Valle), per avere gentilmente concesso un permesso straordinario e gratuito di raccolta dei funghi a scopo di studio ai partecipanti che ne avevano fatto richiesta.

La Val di Fassa è un luogo affascinante: alcuni di noi hanno avuto la fortuna di partecipare a una emozionante proiezione fotografica serale che ne ha esaltato le meraviglie paesaggistiche e disvelato le saldamente radicate tradizioni folkloristiche.

Dal punto di vista strettamente micologico, tuttavia, se le condizioni meteorologiche della stagione non sono quelle ottimali (e quest’anno è andata così così…), la produzione fungina che può determinarsi in base al tipo di vegetazione, alla composizione dei suoli e all’altitudine locali, difficilmente può soddisfare le esigenze dei raccoglitori di specie pregiate per il consumo alimentare. Che questa non si sarebbe trasformata in un’annata memorabile per noi appassionati di funghi in trasferta alpina, è stato piuttosto chiaro fin dai primi sopralluoghi, effettuati appena prima dell’inizio della settimana di Convegno. Questa evidenza mi ha incoraggiato a suggerire ai partecipanti di estendere il loro raggio d’azione di raccolta oltre i confini della Val di Fassa, più specificamente verso la confinante Val di Fiemme, dotandosi della necessaria autorizzazione alla raccolta.

Le tre stazioni di raccolta principali e di più agevole frequentazione che avevamo individuato nella fase di ricognizione ovvero la zona intorno a Costa Bergousa a Ovest di Vigo in direzione del Passo Carezza, la Valle di San Pellegrino e la Valle di San Nicolò che invece si incuneano a Est verso la provincia di Belluno, sono state visitate con regolarità fruttando raccolte non abbondanti e nemmeno troppo diversificate quanto alle specie rinvenute. La vegetazione arborea è piuttosto monotona in queste aree della Val di Fassa: Abete rosso e bianco, Larice, Pino cembro, raramente la Betulla, Sorbo montano. Insieme ai suoli sostanzialmente calcarei e alle quote piuttosto elevate, questa ridotta varietà di vegetazione si traduce in un modesto potenziale in termini di diversità delle specie fungine.

Personalmente, essendomi “regalato” un permesso di raccolta settimanale per la Val di Fiemme, mi sono spinto spesso verso i boschi del territorio della ‘Magnifica Comunità’ (di cui avevo maggiore esperienza diretta, la verità) dunque a quote un po’ più basse, talvolta accompagnato da qualche associato oppure in “missione” solitaria. L’ultimo giorno, al culmine dell’esaltazione micofila, mi sono allontanato di un centinaio di km da Vigo di Fassa, fino ad alcune splendide faggete miste della Valsugana che non frequentavo da almeno cinque anni.

Il risultato di questa settimana di passeggiate, escursioni, battute di ricerca “mirate” a ritrovare particolari specie nelle loro note stazioni di crescita, è stato esposto in una mostra permanente, allestita nell’ampio salone messo a nostra disposizione dalla direzione dell’Hotel Crescenzia: come da consolidata prassi, l’esposizione è stata pubblicizzata ed è rimasta aperta alle vistite gratuite del pubblico durante i giorni centrali del Convegno di Nuova Micologia, grazie alla collaborazione di diversi, volenterosi e appassionati associati che qui, in separata sede, ringrazio. Essendo l’albergo un po’ defilato rispetto ai flussi turistici, dunque esclusivamente per i limiti della sua ubicazione, la mostra non è stata visitata da moltissime persone come, invece, è capitato in occasione di alcuni dei precedenti Convegni.

Complessivamente, il numero delle specie censite ha superato di poco quota 200. Quelle di fatto esposte, per vari motivi, sono state circa una dozzina di meno. I generi più rappresentati sono stati Russula, Lactarius, Cortinarius, Amanita, Tricholoma e Suillus: da soli, questi generi hanno fornito circa il 40% del totale delle specie esposte.

Da un punto di vista didattico, siamo riusciti a trovare ed esporre alcune tra le migliori specie commestibili e diverse tra quelle più pericolose per la loro tossità intrinseca: Boletus edulis, Cantharellus cibarius, Coprinus comatus, Craterellus spp., Lactarius spp., Macrolepiota procera, Russula spp. tra le prime; Amanita phalloides, Amanita virosa, Cortinarius rubellus (=C. speciosissimus), Lepiota ignivolvata, Russula emetica s.l., Tricholoma pardinum, tra le seconde.

Alcuni incontri che è possibile fare soltanto dalla fascia prealpina in su, dunque per noi tutti abbastanza insoliti, li abbiamo fatti: l’elenco completo sarebbe troppo lungo e probabilmente noioso da leggere. Merita di essere ricordata l’esposizione di magnifici esemplari di Agaricus macrocarpusRubroboletus rubrosanguineus, Clitocye alexandri, Cortinarius sanguineus, Cortinarius rubellus e Cortinarius violaceus, Limacella glioderma, Suillus tridentinus e Suillus sibiricus, Tricholoma virgatum. La mostra è stata via via arricchita di esemplari un po’ meno appariscenti – ma comunque bellissimi e interessanti da osservare, in quanto più o meno “tipici” delle zone che abbiamo frequentato – di Albatrellus ovinus, Amanita porphyria, Ampulloclitocybe clavipes, Catathelasma imperiale, Cortinarius caperatus e Cortinarius odorifer, Cystodermella adnatifolia, Geastrum quadrifidum, Gomphidius roseus, Gomphus clavatus, Hygrophorus piceae e Hygrophorus speciosus, Lactarius glyciosmus, Leucocortinarius bulbiger, Tolypogladium ophioglossoides (e il suo “ospite”, Elaphomyces granulatus), Pholiota spumosa, Porphyrellus porphyrosporus, Russula mustelina e Russula sanguinea, Sarcodon imbricatus, Scutiger oregonensis, Suillus plorans

Le “rarità” sono questione alquanto relativa, come sempre quando si parla di funghi, e attinente all’esperienza e provenienza del raccoglitore o del micologo. Per quanto riguarda la mia esperienza di raccolta e conoscenza diretta, mi sono imbattuto per la prima volta – e del tutto casualmente – in Hydnotrya cerebriformis e in Cyathicula coronata .

La prima specie, non esposta e lungamente “parcheggiata” nel suo involucro di carta stagnola in attesa di essere approfondita, l’avevo inizialmente etichettata come una ‘stranissima Gyromitra…con tantissime perplessità’. Nello sfogliare casualmente un testo sugli Ascomiceti, alla ricerca di uno di quei nomi che non si riescono proprio a ricordare, sono inciampato in un confronto visivo che mi ha messo sulla strada giusta: la descrizione morfologica quadrava alla virgola ma, purtroppo, l’esemplare (già “sofferente” al momento del suo ritrovamento) non è stato adeguatamente documentato e, alla fine della settimana, non si prestava più ad alcuna “esibizione” in pubblico.

L’altro microfungo, approfondito con la collaborazione di Bruno Caporaletti, cresceva su un frustolo erbaceo prelevato casualmente insieme a un po’ di substrato muschioso, allo scopo di dare ai funghi esposti un “letto” adeguato sul quale adagiarli. All’atto di fare un po’ di pulizia, sullo stelo sono state notate delle piccole escrescenze che, a una più attenta e ravvicinata osservazione, si sono rivelate essere dei minuscoli Ascomiceti. La specie è stata identificata con relativa facilità, fotografata da Bruno con grande perizia (e non poche difficoltà, date le ridottissime dimensioni) e successivamente esposta. I più curiosi, con l’imprescindibile ausilio di una lente di ingrandimento, ne hanno potuto osservare la minuscola perfezione di “regale” bellezza.

In conclusione, malgrado tutte le condizioni ambientali non del tutto favorevoli, la settimana si è confermata come quell’ottima opportunità di coesione, apprendimento e svago, in un ambiente accogliente e rilassante, che è il marchio certificabile delle iniziative organizzate da Nuova Micologia. Nei cesti degli amici che hanno partecipato alla settimana in Val di Fassa non sono finite le (sempre) auspicate e abbondanti raccolte di porcini e galletti ma la sensazione è che tutti, alla fine, abbiano riportato a casa un’esperienza gratificante.

Andrea Traversi

LE IMMAGINI DEL CONVEGNO

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