Tanacetum vulgare L.

Tanacetum vulgare L.

Famiglia:Asteraceae (ex Compositae).
Nomi volgari: Erba amara selvatica, Atanasia, Arquebuse.
Descrizione: pianta erbacea perenne, glabra o scarsamente pelosa, fortemente aromatica con radici secondarie provenienti dal rizoma. Il fusto è robusto, eretto e ramificato alla sommità. Le foglie pennatosette, acutamente seghettate ai margini, arricciate, profumate e decorative. I fiori, riuniti in capolini, con lunghi peduncoli in formazioni corimbose terminali fitte e composte. Il colore dei fiori è giallo oro.  L’altezza della pianta può variare dai 30 ai 150 cm..
Fioritura: fiorisce da luglio a settembre.
Habitat: questa pianta ha origine eurasiatiche. E’ presente in Europa e nell’America del nord. In Italia è comune in quasi tutte le regioni, manca in Sardegna. Predilige gli incolti, i pendii erbosi montani, i margini delle strade e le sponde dei corsi d’acqua. Ama i terreni calcarei e silicei. La si può trovare da 0 a 1600 metri di altezza.
Principi attivi e usi fitoterapici: ha proprietà digestive, amaro-toniche, vermifughe, astringenti, febbrifughe e vulnerarie. Se ne usano le foglie ed i fiori: le prime, essiccate, curano l’emicrania ed i reumatismi, mentre il tè amaro, fatto con i fiori, è usato come vermifugo. Dalla pianta l’industria ne ricava insetticidi, repellenti e coloranti.
Usi alimentari: in cucina l’uso del Tanacetum è diminuito nel tempo e quasi scomparso. Può essere utilizzato come aromatizzante per insalate, frittate, pudding e per insaporire i piatti di selvaggina. Oggi è ancora usato per la preparazione di un digestivo aromatico chiamato Arquebuse.
Curiosità e note: è una pianta coltivata ed utilizzata anche come pianta ornamentale. Il nome “Tanacetum” deriva dal latino medioevale e, a sua volta, dal greco “athanasia” = immortale con riferimento alla lunga durata della sua infiorescenza. Il nome “vulgare” indica che si tratta di una specie molto comune. I biscotti al Tanacetum venivano serviti durante la Quaresima per prevenire i vermi intestinali che, una errata credenza, attribuiva all’aumentato consumo di pesce di questo periodo.

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